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    Oggi…. 27 anni fa - Terremoto in Irpinia

    Novembre 23rd, 2007 by Massimo De Dominicis
    Nel secondo articolo che scrissi in questo blog, dopo quello di apertura, raccontai una delle mie più forti esperienze… Il terremoto in Irpinia del 1980. Oggi ricorre il 27° anniversario e non posso che ricordare quei giorni che trascorsi in quelle terre ferite sia nelle abitazioni che nei cuori di quella povera gente. Ma non voglio aggiungere altro e riporterò integralmente ciò che già ho scritto. terremoto-irpinia-19801.jpg
    terremoto-irpinia-19802.jpg Una delle miei prime esperienze fotografiche sul web misi online una galleria con le foto che feci in quell’occasione. Nel tempo, diverse persone hanno lasciato un commento o espresso un pensiero. Oggi ho pensato di raccoglierli qui nel Bar.

    Ci sono giorni in cui Si muore, giorni in cui il destino accomuna migliaia di anime in un unico destino beffardo. Uno di quei giorni……
    terremoto-irpinia-19805.jpg Erano le 19.35 del 23 novembre 1980, quando due scosse sismiche a distanza di pochi secondi una dall’altra sconvolsero per un interminabile minuto e venti secondi una vasta area dell’Appenino meridionale, a cavallo tra l’Irpinia e la Basilicata. Scosse del decimo grado della scala Mercalli che causarono oltre 2.000 morti ed oltre 10.000 feriti, 300.000 senza tetto, La furia di uno dei terremoti più violenti del secolo. Lioni, Laviano, Sant’Angelo dei Lombardi, Conza, Teora, Pescopagano… interi paesi non esistevano più. Cancellarono oltre 77mila costruzioni in 686 comuni e ne danneggiarono gravemente altre 275.000. Paesi dai nomi quasi sconosciuti, fino a ieri. Migliaia i morti.
    Le sovvenzioni per la ricostruzione (60.000 miliardi se si include anche la zona di Napoli) causarono in seguito altri terremoti politici per gli scandali per la ricostruzione.Migliaia i volontari accorsi da ogni parte d’Italia e del mondo.
    “Non vi dimenticheremo” disse ai terremotati il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. In queste zone a distanza di venticinque anni si parla ancora di Terremoto. Si lavorava giorno e notte alla luce delle fotocellule con la speranza di ritrovare dei superstiti sotto le macerie.terremoto-irpinia-19804.jpg Intere palazzine sbriciolate. Tantissime scosse di terremoto seguirono quel 23 novembre e ti trovavi sbattuto da una parte all’altra come un filo di erba, sentendoti impotente contro le forze della natura….. mi tornano alla mente i racconti dei contadini spaventati che mi raccontavano che la terra si muoveva come le onde del mare. Avevamo deciso, io e i miei amici,
    di partire da Roma e portare dei soccorsi…. non quelli ufficiali. Raccoglievamo materiale nei centri di raccolta e andavamo per le campagne con terremoto-irpinia-19803.jpgun furgone a cercare gente isolata che aveva bisogno delle cose più elementari e il furgone era anche la nostra casa viaggiante. Un giorno ci trovammo, in prossimtà di una delle case che vedrete nelle foto. Sbucò improvvisamente dalla nebbia un uomo anziano, aveva circa 80 anni, mi corse incontro e mi gettò le braccia al collo e stringendomi forte, piangendo, mi implorò di portarlo via di lì… aveva perso tutto. Il cuore e la mente mi si sbriciolarono come polvere al vento e ancora oggi sento le sua voce rotta dal pianto.
    Questa esperienza ha segnato la mia esistenza. Da allora niente fu uguale a prima….
    Ci volle molto tempo per riprendermi ma rimase un segno profondo dentro di me.

    Novanta secondi e nulla fu più uguale.
    Domenica 23 novembre 1980, ore 19,35.
    La data che segna il prima e il dopo.
    Cambiò la vita di milioni di persone.
    Infatti in 2.998 persero la vita in quella calda, inquietante sera di 27 anni fa. L’Italia sognava in bianco e nero; la tv a colori era un privilegio ancora di pochi, specie nei piccoli centri del Sud.
    Sandro Pertini era il Presidente della Repubblica, Arnaldo Forlani era il capo del Governo e Virginio Rognoni era al Viminale. La classe politica del Mezzogiorno a Roma contava, eccome che contava.
    Per 90 secondi tremarono l’Irpinia, la Basilicata e l’Alto Sele. Furono rasi al suolo “presepi” dell’Appennino e casermoni malfatti delle periferie. Una tragedia immane, subito evidente agli occhi dei primi soccorritori partiti nella notte per paesi irraggiungibili. Solo a Roma non capirono, infatti la Protezione civile nascerà in seguito, figlia di queste macerie.
    “Fate presto” titolò il Mattino, un urlo dal fango che impressionò il mondo intero.
    Il sisma del 1980 distrusse vite, alterò la geografia dei luoghi, stravolse modelli sociali, suscitò ingenue speranze, produsse laceranti delusioni. Eppure quelli furono i giorni del volontariato e della solidarietà. Centinaia, migliaia di giovani accorsero dal Nord nel profondo Sud per sostituirsi ad uno Stato assente e impotente. Li chiamarono “angeli” del terremoto.
    Forse, fu l’ultima mobilitazione popolare nel nome dell’unità d’Italia. Ogni centro raso al suolo ha avuto il suo “villaggio piemontese”, la sua “piazza Parma”, la mensa emiliana, segni concreti di una solidarietà operativa.
    Ha un alto valore civile l’invito ai volontari dell’80 a ritornare nei centri del “cratere” per vedere di persona quel che sono oggi quei paesi.
    Perché 27 anni dopo - “l’osso della Campania” non è certo diventato “polpa”, ma ha provato almeno a cambiare – così diceva Giustino Fortunato.
    Sanando antichi svantaggi, mostrando dignità, restando Italia, senza mai contrapporsi a luoghi meglio sviluppati del paese.
    Il 23 novembre, alle 19,35 di ogni anno, c’è chi si fermerà un attimo per ricordare.
    Chi ha il dono delle fede forse si segnerà in memoria di tanti lutti.
    Chi possiede il laico dubbio della ragione, si interrogherà su quel che andava fatto meglio e di più, ma non è stato fatto.Felice Preziosi
    Avevo 13 anni nel 1980 e purtroppo ricordo ancora oggi molto bene il dolore e la sofferenza vissuta in quei giorni. Non si può dimenticare chi qualche momento prima aveva giocato con te e dopo poco era stato portato via dalla furia della natura e dalla irresponsabilità dell’uomo. Il 23 novembre 1980 non si può dimenticare per tutti quei bambini che quella sera morirono violentemente e che ancora oggi sono nella memoria di chi li ha conosciuti.

    Grazy

    Quel 23 novembre mi segnò per la vita ed ancora oggi sono convinto che potevamo fare di più. Lo sviluppo del mezzogiorno a partire dal terremoto, segnò il passo ed oggi, le genti del sud continuano a pagare. Un pensiero a chi non cé più ed un saluto a chi continua a non dimenticare.

    pasqualemorabito.it

    …cosi verranno ricordate 2000 persone …loro saranno sempre nel mio e nel vostro cuore….dopo 27 anni e’ ancora tutto cosi vivo nella mia mente……ciao
    Cordiali Saluti

    Andrea Baiano

    Sono di Pietrasrtornina e ricordo benissimo ancora quella sera del 23 novembre 1980 ore 19:23 c´era una luna rossa mai vista in vita mia. Tutto ciò affinche non ci faccia dimenticare che davanti alla forza della natura non si può far niente. Quindi se possiamo, credo che sia un nostro dovere come cittadini di questo magnifico pianeta chiamato terra teniamolo piu´pulito. Grazie

    Cordiali Saluti,

    Salvatore

    Nel 1980 svolgevo il servizio di leva presso l’Ospedale Militare di Bari. Ricordo ancora oggi dopo ventisette anni quei momenti. Alle 19,26 ero nella mia stanza al quinto piano dell’Ospedale ed ero impegnato ad abbellire una penna con i soliti fili colorati e in quel preciso istante vidi chiaramente l’appendiabiti uno di quelli a tre piedi muoversi, guardai un commilitone capimmo immediatamente. Di corsa giù per le scale, in cortile dopo alcuni minuti di commenti, sentii suonare l’allarme, erano le 19,45. Non era una esercitazione infatti ci rendemmo conto che il terremoto da qualche parte aveva colpito, non sapevamo ancora dove. Un mio superiore passando con un passo veloce ricordo mi disse: ” servono volontari forse bisogna partire”. Di li a poco esattamente alle 20,30 c’era una colonna completa di Ospedale da campo gia pronta per partire. Non chiedetemi come abbiamo fatto perchè ancora oggi non riesco a capire come sia stato possibile; l’unica cosa che ricordo che in quei momenti non esistevano gradi e gerarchie militari, i tenenti, i sergenti il comandante, all’epoca Magg. Rella, ci chiamavano per nome e noi militari di truppa incosciamente facevamo la stessa cosa. Alle 21,15 arriva l’ordine di partenza. Viaggiammo tutta la notte con una colonna di una trentina di mezzi scortati dai carabinieri che precedendoci controllavano strade e ponti. Arrivammo nella zona interessata precisamente in uno spiazzale nelle vicinanze del cimitero di Eboli intorno alle sette del mattino del 24 Novembre e riuscimmo a montare l’Ospedale da campo in pochissimo tempo. Nell’arco dello stesso giorno l’Ospedale venne quasi completamente riempito di pazienti. L’Ospedale di Eboli era stato dichiarato inagibile. Mi fermai nella zona per una quindicina di giorni. Non riuscirò mai a dimenticare che mi ritrovai nella tenda insieme a una decina di bambini (Orfani o dispersi) assistiti da un pugno di Crocerossine Volontarie.
    Dopo una licenza di una settimana ritornai in zona, in un paesino di nome Sanza dove diedi il mio contibuto ancora per una ventina di giorni. Volevo ringraziare anche se dopo tanto tempo la popolazione di quei luoghi, perchè anche in quei momenti pieni di disperazione ci accolsero come loro familiari e in alcuni momenti mi fecero sentire UNO DI LORO

    Cordiali Saluti,

    Tommaso (CS)
    Oggi ho 39 anni, allora ne avevo 12. Ricordo ogni momento di quella triste serata, tornavo dallo stadio partenio dove la partita tra Avellino e Ascoli finì 4-2 per l’Avellino, poi tornato a casa ho vissuto quei tragici momenti, non posso mai dimenticare quella sera e con grande tristezza ricordo benissimo quello che è successo. Proprio oggi sono andato in uno dei paesi più colpiti per salutare amici e parenti, c’è sempre l’immagine e le tracce di quei momenti tristi. Ciao a presto.
    Cordiali Saluti,
    Giuseppe
    Ho perso parecchi amici e alcuni parenti nel terremoto dell’irpinia dell’80…ora ho 37 anni, e non posso mai dimenticare quel giorno… rimarra’ indelebile nel cuore e con grande tristezza ripenso a quei terribili momenti… Gran bel sito, complimenti! fa bene non dimenticare un ricordo così duro…
    ciao e a presto!

    Francesco

    Che dire… ho vissuto diversi terremoti… quello dell’irpinia lo ricordo da bambino. Successivamente l’85 in Abruzzo e quello degli anni 90 in Umbria. E’ uno “spettacolo” raccapricciante. Sono un volontario soccorritore della CRI. Molti ci dicono che siamo abituati al peggio… ma non è così. L ‘ultimo, quello del Molise resta ancora vivo nei miei occhi pieni di polvere, freddo e lacrime! Una settimana senza tornare a casa, senza comunicare con la famiglia. Sapevano di me dalle immagini della tv, ma mai mi stancherò di portare aiuto laddove serve. L’ altra notte ho sentito in un forum su terremoto dell’irpinia la voce di quel minuto di paura, devo dire… come in un film! Credo che nessuno, a meno che non vi ci sia cionvolto dentro, possa capire ciò che si prova. Tu uomo contro la natura beffarda minacciosa ed imprevedibile… un ricordo per quelle vittime

    Roberto

    Io ho vissuto il terremoto del 1980 all’epoca avevo solo 6 anni, ma tutto mi sembra che sia successo appena ieri. Il triste ricordo di quei momenti è difficile da dimenticare. Non ho avuto perdite in famiglia, ma ho perso la casa dove sono nato e cresciuto fino a quel tragico momento. Tutto cio che ho vissuto in quei giorni lo ricordo molto bene nonostante ero cosi piccolo. Per il mio paese che si chiama Solofra è stato veramente un duro colpo. Mi auguro che nessuno possa mai piu vedere cio che i mie occhi hanno visto. 26 anni dopo si notano ancora i segni di quel momento. Molti cercano di sdrammatizzare il tutto, ormai il paese è stato ricostruito, l’economia seppur con qualche lacuna ha ripreso a rifiorire ed ognuno sta bene con il proprio lavoro, la propria casa, la macchina di lusso e qualcuno anche con i soldi dello stato, rubati a chi ne aveva veramente bisogno. Cio che voglio dire a queste persone è di non dimenticare che prima dell 1980 a Solofra si viveva uguale ad oggi, forse chissà per certi aspetti anche meglio, ma bastarono pochi minuti che tutti i sogni, i valori, i poteri, si ritrovarono in un cumolo di polvere. Io ora vivo all’estero ma tutto cio che appartiene e che ha appartenuto alla mia terra lo porto sempre con me, nel mio cuore…..Un abbraccio a tutti i miei conpaesani e a coloro che scrivono a questo sito. Ciao.

    Aniello

    Io non ho vissuto un vero e proprio terremoto ma solo piccole scosse di assestamento nel 2002, a Salerno e già quelle mi sono bastate a capire che cosa tremenda sia questo fenomeno.

    Poppy

    Il terremoto non è un bella cosa… ho vissuto quello del molise del 2002 come volontario e ricordo come se fosse ieri lo sguardo di quelle persone che avevano perso la speranza… Sono nata 2 giorni dopo il terremoto dell’ Irpinia…. se non c’era mio padre a fermare mia madre che per la paura voleva scendere dalla finestra dell’ospedale forse oggi nemmeno io starei qui…. Non dimentichiamo chi per colpa del terremoto non è più con noi…

    Antonella

    Sono Antonio Cusano di Scampitella, ho 22 anni e ogni volta che vedo le foto del terremoto o ascolto i racconti delle persone che l’hanno vissuto mi commuovo. Il dolore per le perdite e per i disastri accaduti devono invogliarci a ricordare e a non dimenticare una delle pagine più scure della nostra terra. Un pensiero affettuoso va a tutte le persone che hanno perso la vita e Onore a tutte le persone che hanno reagito e ricostruito di nuovo la nostra terra. Un saluto a tutti.

    Antonio Cusano

    Sono capitata qui per caso. Sono irpina e anche se ero piccolina allora ricordo alcune cose. Ricordo soprattutto come vivevamo…
    M. Teresa

    Il 23 novembre 80, io e altri militari del 9°/80 di servizio a Potenza abbiamo prestato immediato soccorso in tutti i paesi colpiti, sarebbe veramente bello un giorno incontrare tutte le persone da noi soccorse e rivederci tutti insieme.

    Rolando Antonucci (CH)

    Complimenti per questo sito. Restituire ai luoghi e alle persone una memoria storica è un compito difficile e bellissimo.

    Lu

    Sono figlio di una emigrante di Sant’Andrea di Conza… Volevo congratularmi per il sito e per avermi dato un’idea di cosa abbia rappresentato per la mia famiglia il 23 novembre del 1980… Onore a chi non c’è più.

    GFF

    Voglio complimentarmi vivamente con l’autore di questo sito. In questi giorni casualmente ho cominciato a leggere una raccolta delle prime pagine del “Mattino” di quei giorni: è stata davvero una pagina triste della nostra storia. Sono di Eboli, paese anch’esso colpito, anche se in misura minore da quel sisma, all’epoca ero un bambino di 2 anni e non ricordo nulla se non attraverso i racconti dei miei parenti. Certo però che rituffarmi nelle notizie dell’epoca ed ora in queste foto, mi ha colpito molto. E’ indispensabile non scordare.
    Ciao

    Marco

    Carissimi, mi chiamo Valentino e vi scrivo dalla provincia di Lecce. Ho 33 anni e mi sto preparando a diventare sacerdote.
    Io sono molto legato al terremoto dell’irpinia perche dopo anni che successe il fatto ebbi modo di conoscere il vescovo di allora Sua Ecc Mons Mario Miglietta di Venerata Memoria. Lui mi raccontò tanto di quel tragico Novembre e della sua avventura dentro la cattedrale. Io vivendo con lui mi sono sempre reso conto che rimase segnato psicologicamente da quel giorno perche ogni qualvolta che lui parlava di quel terremoto piangeva tantissimo.
    Sinceramente mi lascio un audio cassetta di quel terribile terremoto con tante testimonianze che fanno venire i brividi. Mi domando: ma perche non ci diamo da fare a smuovere le acque per far si che tutte quelle persone che sono nelle baracche oramai eterne non abbiano una loro abitazione? muoviAMOCI TUTTI ! CHI MI VOLESSE RINTRACCIARE PUO’ SCRIVERE A TALEMME2000@YAHOO.IT
    GRAZIE DI CUORE

    Valentino

    Ragazzi sono pienamenente daccordo con voi, dobbiamo ricordare sempre le vittime di quel nefasto giorno. Il peggior male sarebbe dimenticare…

    Gerardo81

    Non dimentichiamo e onoriamo per sempre le vittime dell’immane tragedia del 1980Carmine di Montefalcione

    Sono una studentessa di Avellino, ho 17 anni e non riesco a non pensare alla tragedia che ha stravolto la nostra terra 27 anni fa. Non so cosa significa rimanere intrappolati nella propria abitazione per ore ed ore, vedere gli altri morire e tu, piccolissimo putino in un immenso universo, non sai come potresti aiutarli. Ti senti inutile, incapace di fare qualcosa per gli altri e ti accorgi che sei solo un granello di sabbia perso nella profondità degli oceani.. perchè è così che da sempre va il mondo; nessun uomo, per quanto potente possa essere, potrà mai saper come affrontare la forza invincibile della natura. Non ci resta altro che accettare passivamente ciò che la natura stessa ci impone….. invio un forte abbraccio a tutti coloro che hanno e stanno soffrendo a causa del sisma. Pur non conoscendovi, provo per voi un bene incommensurabile… Che possiate sempre trovare la forza necessaria per poter andare avanti ed affrontare con testa alta i tanti ostacoli che il destino vi riserva. Vi voglio bene…….

    Debora Antonietta Sarnelli

    Mi chiamo Francesco, sono di Castelnuovo di Conza, piccolissimo paese sul varco appenninico, epicentro del terremoto del 23/11/80, quella sera hanno trovato la morte 86 persone di cui i miei nonni Pietro e Angela, mio cugino Mario e suo padre Michele, zio Antonio e ancora altri parenti, amici e compagni di giochi Pasquale, Gerardina, Rosetta, Teresina e altri. Avevo tredici anni, e il ricordo e rimasto immutato, quel giorno lo porterò sempre con me. Nei giorni seguenti a quella sera dopo la fortuna di essere scampato io e la mia famiglia, siamo rimasti accampati in un camion, abbiamo dormito in tenda per una settimana e per le gravissime condizioni causate dalla pioggia, il freddo e il pericolo di Epidemie.

    Francesco


    terremoto-irpinia-19806.jpg

    “Ci trovammo, io e i miei amici, in prossimtà di una casa completamente distrutta, in cima ad una collina. Sbucò improvvisamente dalla nebbia un uomo anziano, aveva circa 80 anni, mi corse incontro e mi gettò le braccia al collo e stringendomi forte, piangendo, mi implorò di portarlo via di lì…. aveva perso tutto. Il cuore e la mente mi si sbriciolarono come polvere al vento….”

    Massimo De Dominicis


    Se volte visitare la galleria delle foto potete farlo a questi indirizzi…

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    2 Risposte

    1. GLS Says:

      io avevo 15 anni e non ho ricordi diretti di questa drammatica vicenda. Ricordo però le polemiche che si trascinarono negli anni a venire in politica per gli stanziamenti per la ricostruzione. Mi domando ma esiste, è mai esistito un politico “onesto” in Italia?

    2. fritz Says:

      grazie per la raccolta di testimonianze e documenti

      vorrei segnarti questo

      http://laviano.altervista.org

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