Metti un giorno d’inverno a Firenze

Mettetevi comodi che si parte con Italo in direzione Firenze…
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Proprio così… quest’anno ci siamo incontrati nella città culla del Rinascimento, che ci ha accolti diciamo la verità un po’ in maniera fredda, forse a dir la verità abbiamo scelto un periodo sbagliato.
Per non smentire le buon abitudini cosa facciamo appena arrivati? Facciamo tappa tappa in un bar del centro per integrare il bisogno di zuccheri e fare il pieno di energie in modo da riuscire ad affrontare indenni la fredda e uggiosa giornata fiorentina.
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È stato piacevole incontrarvi tutti, ma soprattutto conoscere Matteo che fino ad ora avevo solo avuto il piacere di conoscerlo virtualmente attraverso le foto sue e dei suoi ragazzi, peccato solo per il forfait all’ultimo momento del nostro amico sabaudo Daniele.

Per riassumere la giornata e non dilungarmi a parole vi lascio scorrere le immagini allegate nella galleria, che se volete potete allargare con l’aggiunta dei vostri scatti (esclusi quelli che riguardano me negli scatti compulsivi di Gianluca), direttamente dalla gestione della galleria nel pannello del blog.

 

C’era una volta…. (Rolling Stones – Dead Flowers -1971)

Massimo

Proprio io (1973-74)

Immagine anteprima YouTube

 

(Mick Jagger and Keith Richards)

Well, when you’re sitting there in your silk upholstered chair 
Talking to some rich folk that you know 
Well, I hope you won’t see me in my ragged company 
’cause you know I could never be alone

Take me down little Susie, take me down 
I know you think you’re the queen of the underground 
and you can send me dead flowers every morning 
Send me dead flowers by the mail 
Send me dead flowers to my wedding 
and I won’t forget to put roses on your grave

Well, when you’re sitting back in your rose pink cadillac 
Making bets on Kentucky Derby Day 
I’ll be in my basement room with a needle and a spoon 
and another girl to take my pain away

Take me down little Susie, take me down 
I know you think you’re the queen of the underground 
and you can send me dead flowers every morning 
Send me dead flowers by the mail 
Send me dead flowers to my wedding 
and I won’t forget to put roses on your grave

Take me down little Susie, take me down 
I know you think you’re the queen of the underground 
and you can send me dead flowers every morning 
Send me dead flowers by the U.S. mail 
Say it with dead flowers in my wedding 
and I won’t forget to put roses on your grave 
No, I won’t forget to put roses on your grave


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I ragazzi del Bareden


La fotografia si trasforma nel tempo. Non è qualcosa di morto, di asettico, ed assume un diverso valore con il trascorrere degli anni.  Forse si riappropria del suo concetto originale; quello di far rivivere emozioni e raccontare la “storia”….. certo! quella dei protagonisti. Molto spesso quella di chi ha vissuto le realtà raccontate dalle immagini di “altri tempi”. Spesso questi valori sono più generalizzabili se hanno la forza di raccontare storie di carattere più universale. Queste narrano un frammento di storia “dei ragazzi del Bareden”. Poco importa dei pixel fuori posto o della regola dei terzi.
La fotografia è qualcosa di vivo; nel momento in cui la si guarda, se si è attenti, la si può ascoltare.


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Prove tecniche di trasmissione

Quanto è strano scrivere e parlare a qualcuno che non vedi è come affidare un messaggio ad una bottiglia gettata nell’immensità del mare. Non sai se qualcuno la raccoglierà….. ma se arriverai qui, Tu l’avrai trovata.
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Oramai molti affidano al web i propri pensieri, raccontano la propria vita……..
costruiscono i propri rapporti. Io sicuramente non ho molto da dire o almeno non ho cose particolari o interessanti da raccontare. Ma a volte si ha il bisogno di comunicare o avere l’illusione di riuscire a farlo e allora mi son chiesto perchè non provare?

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