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A Mundzuku Ka Yina
Barrio di Hulene periferia di Maputo, Mozambico, un agglomerato di baracche e casupole sorte attorno alla Lixiera, la discarica della città.
La Lixiera è il centro di questo universo, il fulcro intorno al quale gira la vita della gente di Hulene.
Un inerme ed esteso cumulo di rifiuti continuamente attraversato dal popolo della Lixiera, uomini, donne e bambini in cerca di tutto ciò che sia ancora recuperabile, ferro, plastica, alluminio, e di tutto ciò che sia ancora minimamente commestibile.
E’ rifugio e abitazione, luogo d’incontro e scambio, di amicizie e passioni, di scontro e sopruso.
Il luogo dove le cose vanno a morire è il paradossale inizio di un altra vita, fatta non solo di disperata sopravvivenza ma anche di pulsante inesauribile vitalità.
E qui ha inizio nel 2008 il progetto A Mundzuku Ka Yina, un laboratorio di comunicazione aperto ai ragazzi della Lixiera ideato e condotto da Roberto Galante con il sostegno dell’Associazione Basilicata Mozambico di Matera.
Il nome del progetto è stato scelto dai ragazzi e in in lingua shangan sta per “Il nostro domani”.
Nel laboratorio s’insegna fotografia, video ed elaborazione digitale delle immagini, ma di più si cerca d’intercettare l’intensa, a volte caotica, vitalità che i ragazzi esprimono.
Non solo opportunità di formazione per chi insegna e chi viene ad imparare, ma luogo d’incontro e scambio tra due mondi lontanissimi dove si sedimenta la memoria di un posto che a dispetto di tutto esiste.
Attraverso le foto, i video ed i racconti i ragazzi raccontano storie della loro vita, descrivono i personaggi che popolano la Lixeira, le dinamiche umane, quelle di potere, gli amori e gli eccessi, descrivono i sottili fili che legano i protagonisti, raccontano del loro mondo unico, degradato, strano, ma intenso. A volte al limite dell’assurdo e del paradosso, altre delicato e surreale, altre ancora boccaccesco e violento, comunque pregnante di umanità.
Il loro sguardo sul mondo bypassa la superficie di pietismo, non si appiattisce sulla disperazione e restituisce l’immagine di un popolo, quello della Lixeira che, seppur in condizioni limite, esprime una sua propria vitalità, una sua propria gioia e voglia di vita.
Attraverso una tecnica necessariamente approssimativa, nessuno di loro aveva mai preso una fotocamera o una videocamera in mano, questi ragazzi hanno saputo scegliere quello che era il momento e il luogo e l’evento da riprendere, senza alcun riferimento di confronto esterno.
Alcuni di loro forse diventeranno reporter, ma anche falegnami, pittori, idraulici, attori, ballerini, ma molti di loro torneranno alla vita di sempre perché l’uovo di oggi, anche se marcio, li farà campare un altro giorno, in un posto dove il futuro sono le prossime due ore.
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