Per la qualità una volta si usava il Kodachrome nella pellicola 35mm (editoria) ed i formati maggiori nella pubblicità, still-life, architettura....
Poi è uscita la Velvia (Fuji) ed i giornali (tutti) hanno accettato di buon grado questo materiale di alta qualità.
Quindi molti professionisti, anche dediti al paesaggio, non avevano remore ad usare il "piccolo" 35mm.
Il professionista a volte (o spesso) usava i formati maggiori soprattutto per farsi pagare di più: a Latina per una copertina di un CD musicale avevamo usato una 13x18cm per fotografare uno still-life: riducendo la foto paradossalmente si ha una perdita di qualità, ma vuoi mettere far vedere al cliente una diapositiva su un tavolo luminoso così grandicella?
Comunque si usava il 6x6 nei matrimoni (io la 35mm e di solito il bianco e nero) e nelle foto di moda soprattutto il 35mm, salvo foto studiate in studio.
Oggi una digitale full-frame potrebbe fare concorrenza al grande formato: infatti i costruttori non sono stupidi e sono usciti con ottiche shift e tilt, ovvero ottimali nello still-life, macro, paesaggio...
Le case che costruiscono il medio formato rischiano di fare la fame: il 24x36mm digitale da oltre 20mp (con adeguate ottiche) non pone problemi qualitativi per il 99% delle foto professionali.
Non è un caso che ancora molti matrimonialisti che prima usavano soprattutto la 6x6, ancora oggi usano una reflex aps: la dice lunga su cosa regala un sensore digitale non molto ampio.
Del resto una compatta da 10mp regala una qualità davvero incredibile considerando la minuscola dimensione: impossibile con la pellicola.
Quest' ultima già dopo 7x di ingrandimento tende a perdere qualità e come sapeva chi davvero lavorava con questo supporto, il secondo passaggio (ingranditore o scansione digitale) aumentava il contrasto.
Il fotografo "esperto" quando esponeva la diapositiva sapeva che tra il nero senza dettagli ed il bianco puro ci dovevano essere 4 stop.
Non di più.
La pellicola ne registra qualcuno in più, ma poi il fotolito in stampa per "comprimere" la gamma dinamica registrata dalla pellicola dava un risultato diverso da quello visto dal committente sul visore.
Ed erano "c@zzi", perché il fotografo dava la colpa al fotolito, quest' ultimo al fotografo....ed il committente non sapeva a chi dare ragione.
Chi sapeva lavorare non aveva sorprese.
Ma questo cosa c' entra con quale strumento si esegue un servizio fotografico: chi mi vedeva scattare con il banco ottico comprendeva di questa problematica od invece,
solo leggendo il marchio (usavamo la Svizzera Sinar P2, sarà contento Mattia) pensava che bastava acquistare questa marca, un pacco di 10 fogli di Velvia (usavamo 10x12 e 13x18cm)....
per essere fotografo professionista?La foto ci dice tutto.E dalla foto nessuno riesce a comprendere quale fotocamera si sia usata...al massimo (ai tempi con la pellicola) si poteva comprendere (forse) quale formato.
Ma solo se la stampa fosse grandicella....
Ma la foto ci dice tutto: la luce (qualità, direzione, sua grandezza, colore...), se ci sono luci/pennelli per diminuire il contrasto della scena, la composizione, la prospettiva (distanza fotoacamera-soggetto e sua "altezza" da terra), l' uso del diaframma/tempo di scatto, la focale usata....
La marca...ci interessa davvero?
Io quando leggo un libro cerco di comprendere cosa mi trasmette come emozione, gli insegnamenti che mi regala...mica mi soffermo sul carattere usato o se il libro è una collana economica rispetto ad un libro con copertina pregiata e numerata?
Non sono un collezionista (nulla di male) e mi piacciono le cose belle (anche le fotocamere ben fatte), ma il racconto di un romanzo od le nozioni di un manuale sono il mio stimolo per la lettura.
Idem: io amo fotografare e senza farmi tanti patemi d' animo con il raw (se non fosse indispensabile), quale programmi sarebbero migliori per processarli e sperare in chissà quali migliorie in software futuri.
Che sicuramente ci saranno, mi raccomando, ma io mi concentro alla fotografia che scatto nel momento "presente" e sfrutto gli strumenti che di volta in volta mi porto con me,
anche un umile compattina.
Non diamo poteri magici ai nostri strumenti: ci possono aiutare, ma la creatività e responsabilità di una (bella) foto è solo nostra.
ps: sempre pensieri detti ad alta voce tra amici: ognuno sacrosanto avrà le sue convinzioni.