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Siamo stati per tre estati consecutive nella ex Jugoslavia. Limitando le osservazioni a Sarajevo e Mostar, dove convivevano tranquillamente musulmani e cristiani, erano città splendide della Bosnia, serene, senza ricchezze e senza miserie. Belle sul piano dell’architettura perché sovrapposizione di due civiltà, quella occidentale e quella turca. A Mostar c’era un bellissimo ponte. Secondo i turchi, che hanno dominato fino alla conquista austriaca, i ponti erano le ali degli angeli che permettevano ai popoli di comunicare fra di loro. Durante l’ha guerra ho visto un missile che lo colpiva in pieno e vi assicuro che è stato un momento di vero dolore per me. Da quel ponte si gettavano i ragazzi sul fiume sottostante, un bel salto e il fiume non era molto largo (forse era la Drina ma non ne sono sicuro), in cambio di qualche moneta. La Jugoslavia era una terra strana, dove turchi e austriaci si erano alternati nei secoli e dove tedeschi e italiani avevano combinato un casino durante la guerra nella quale era stata trascinata. Gli italiano avevano attaccato la Grecia dall’Albania ma non riuscivano ad andare avanti e così o tedeschi l’hanno attraversata per venirci in soccorso. Abbiamo combinato anche noi la nostra parte di nefandezze e, come è logico, a nefandezza si risponde con nefandezza e da qui, per esempio, le foibe in cui tanti innocenti italiani sono stati gettati dai partigiani di Tito (che si è mantenuto in equilibrio fra Russia e USA). Nonostante questo gli italiani, parlo del turismo, erano trattati bene, pare che il loro comportamento, nonostante tutto, fosse stato migliore di quello dei tedeschi. Si mangiavano magnifici spiedini di carne di maiale, non so come si scrive, ma erano i rasgnici e i cevapcici. La vita costava molto poco. La gente viveva in un regime di libertà limitata. |
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Al lato sinistro del ponte c’era, al tempo dei turchi, il caravanserraglio dove animali e uomini sostavano per la notte. Al tempo delle foto, 1970 o 71, era diventato un bar molto accogliente dove abbiamo bevuto diversi caffè alla turca e goduto del va e vieni variopinto di donne con calzoni alla turca e donne alla occidentale e di uomini anch’essi in parte vestiti alla turca. Credo che sulla spalletta del ponte si veda un giovane che sta per tuffarsi in acqua, ma non ne sono sicuro (nella mia foto in alto). Immaginate ora, dopo avere vissuto questo ambiente di sogno e di pace, di vedere in televisione un missile che centra il ponte e lo fa saltare per aria. |
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Cessate di uccidere i morti Non gridate più, non gridate se li volete ancora udire se sperate di non perire
Hanno l’impercettibile sussurro non fanno più rumore del crescere dell’erba lieta dove non passa l’uomo.
Giuseppe Ungaretti |
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Commenti (4)





Il tuo racconto è molto bello e triste allo stesso tempo.
Ho visitato la Croazia un paio di anni dopo la fine della guerra, la gente sopratutto all’interno o in città come Dubrovnik, aveva negli occhi ancora la paura.
Ti ringrazio perchè ho bisogno di ricordare che mi arrabbio inutilmente per delle sciocchezze.
Grazie Tito per questo pezzetto di storia…. molto vicino a noi!
Eccezionali documenti storici. Grazie a Tito per averli ritrovati e pubblicati.
Mi chiedo a che posto stia l’uomo in un’ipotetica classifica delle catastrofi naturali.
Il ponte sulla Drina di Ivo Andric… probabilmente uno dei libri più belli che ho letto.
Da non perdere l’esatta descrizione dell’impalamento di un tizio che attentava al ponte.. tanto per restare in tema..