Edo Prando, giornalista specializzato nel settore fotografico.
Inizia le sue prime collaborazioni con i giornali alla fine degli anni sessanta. Negli anni settanta è responsabile delle news presso l’emittente privata Teletorino, poi fotogiornalista free lance nel campo dell’editoria di viaggi, infine redattore presso l’editrice Editphoto, di Milano.
Negli anni successivi ha ricoperto la carica di redattore presso la testata Il Fotografo (Mondadori), direttore editoriale presso l’editrice specializzata in fotografia Cesco Ciapanna di Roma; direttore tecnico delle riviste Photo e Video Magazine dell’editrice Publimedia (Milano); direttore editoriale dei mensili: Il Mio Cavallo, Cavalli e Cavalieri, Il Fotografo, Il Mio Giardino dell’editore Il Mio Castello (Milano). Direttore responsabile per le testate: Cellulare News e Golf News, editore Media e Media, Milano.
Per l’Editore De Agostini ha curato la revisione della Enciclopedia della Fotografia e ha realizzato Videocamera, enciclopedia a fascicoli della videoripresa amatoriale. Già docente presso l’Istituto professionale di fotografia “Umanitaria” di Milano, ha scritto libri di tecnica e immagine fotografica.
Una di queste persone è Edo, un piemontese verace, è nato a la Morra nel cuore delle Langhe, con una battuta pungente per tutti (quante me ne sono beccate ?) e una correttezza professionale rara.
Incontro Edo Prando nel suo studio milanese, dove in compagnia di Marina svolge la sua attività giornalistica nel settore dell’editoria specializzata in fotografia, oggi anche attraverso il sito web aziendale www.pmstudionews.com
Daniele – La prima domanda è forse scontata ma di rito: come è cambiato, se è cambiato, l’ approccio del principiante alla fotografia con l’avvento del digitale. Incominciamo con l’aspetto legato alla fotocamera.
Edo - Cominciamo con una battuta. Fino agli anni sessanta del secolo passato il punto di vista fotografico era "ombelicale", colpa della Rolleiflex e delle sue imitazioni. Avevano il mirino a pozzetto e potevi guardarci dentro solo se le tenevi all’altezza della pancia. Oggi il punto di vista è "arrendevole", cioè con le mani alzate. Non so se avete notato, ma oggi nessuno mette più l’occhio al mirino; chi fotografa tiene la macchina alta, con due mani, a braccia tese, per guardare nel display. Il bello della diretta. E’ proprio lo schermo LCD ad aver cambiato profondamente l’approccio alla fotografia; causando anche guai economici. E questa non è una battuta. Quando si usava la pellicola, per sapere se la fotografia era venuta bisognava sviluppare il rullino e farne stampare in fotogrammi. Questa necessità, con lo svilupparsi della fotografia come fenomeno di massa, fece nascere i laboratori di sviluppo e stampa, che davano lavoro a migliaia di persone. Un grande laboratorio, nei mesi di punta dopo le vacanze, arrivava a trattare decine di migliaia di rullini al giorno. La fotografia digitale offre la possibilità di vedere immediatamente se la foto è venuta bene. Non c’è bisogno di far stampare il file. Si fanno stampare solamente quelli che piacciono o servono, cioè pochissimi. Nello stesso tempo, liberato dalla preoccupazione del costo del rullino e della stampa, il fotografo oggi scatta di più. Magari solamente per rivedere l’immagine appena scattata nel display della macchina. O farla vedere, immediatamente, al fotografato. Questo, ad esempio, è l’uso più frequente delle fotocamere incorporate ai telefonini. Si scatta, si guarda com’è venuto lo scatto assieme al fotografato, con gli amici e tutto finisce lì. Il mezzo è il messaggio, affermava anni fa il semiologo MacLuhan. Il cambiamento delle abitudini, introdotto dall’introduzione delle fotocamere digitali, lo dimostra. E’ questa la vera novità. Il principiante, oggi, scatta di più e stampa di meno. Per i resto, avere tra le mani una macchina a rullino o una digitale, non cambia molto.
Daniele - E in riferimento alla stampa delle proprie foto e il nuovo rapporto con il computer?
Edo – I programmi come Photoshop, le stampanti ink jet, hanno reso più facili le operazioni di camera oscura. Per stampare una foto, oggi, basta un computer, una stampante e un programma. Computer e stampante stanno su una scrivania. Al tempo della pellicola era necessario avere uno spazio ben maggiore e che si potesse oscurare. Bisognava maneggiare sostanze chimiche. Spesso la camera oscura amatoriale era ricavata nel bagno di casa. E il povero fotografo era obbligato a stampare nel cuore della notte, quando tutta la famiglia era a letto. Oggi è tutto molto più facile. Questo ha anche i suoi lati negativi. Ad esempio pensare che non sia più necessario saper fotografare tecnicamente bene perché " tanto col computer aggiusti tutto". Affermazione non vera. Col computer puoi mettere una pezza a una foto troppo scura, troppo chiara, troppo contrastata o poco, ma sempre di una pezza si tratta. Per il resto con il digitale, anche un fotografo con nessuna esperienza di camera oscura riesce, in poco tempo a ottenere stampe di buona qualità. Conviene da un punto di vista economico? No, però ci si diverte. Anche se non c’è più il fascino della luce rossa della camera oscura.
Daniele – Chi sono i fotoamatori che rimangono legati alla pellicola e al chimico?
Edo – I presuntuosi, i timidi, i furbi. I presuntuosi sono quelli che guardano indietro e pensano di aver raggiunto, con la pellicola, i massimi risultati e non hanno nessuna voglia di rimettersi in discussione e adottare una nuova tecnologia. I timidi sono quelli spaventati dalla nuova tecnologia e pensano di non saperla padroneggiare. I furbi sono quelli che hanno visto la possibilità di avere un ritorno, vuoi di notorietà, vuoi di soldi, nel fotografare ancora con la pellicola.
Daniele - Quale è stato il cambiamento del marketing dell’industria fotografica con il digitale?
Edo – Voi schiacciate il bottone, noi facciamo il resto, era lo slogan della Kodak quando lanciò la sua Box camera. Oggi Kodak , Agfa, Ilford, non hanno saputo rimanere fedeli a quello slogan e sono sparite o stanno sparendo dal mercato. Il loro posto, come Signori della Fotografia sta per essere occupato dai grandi dell’elettronica. Prevedibile, se consideriamo cosa realmente produce la fotografia. Una volta era la pellicola. Addirittura senza fotocamera, ma con una scatola da scarpe dotata di foro stenopeico, si potevano ottenere delle immagini. Pochi erano consapevoli che la fotografia era la pellicola, non la fotocamera. La pellicola era il sensore. Oggi il sensore, non più pellicola, ma CCD o CMOS, è corpo unico con la fotocamera. Le informazioni raccolte sono gestite da un software, diverso per ciascun produttore. Logico che i Signori dell’Elettronica abbiano preso il posto dei Signori della Pellicola. Questo cambia anche le regole del marketing. Un prodotto elettronico ha vita breve, perché la tecnologia con cui è fatto diventa presto obsoleta. Non più fotocamere che duravano una vita, ma fotocamere dalla vita breve. Questo in massima parte nel settore delle compatte. In quello delle reflex SLR la vita è più lunga.
Daniele - Una tua previsione su come saranno le fotocamere della prossima generazione.
Edo – Gli ingegneri Sony, che ho visto alla Photokina, e non solo loro, mi dicevano che la vera fotocamera digitale deve ancora venire. Oltre il 50% dei meccanismi che troviamo dentro una reflex digitale di oggi, sono destinati in brevissimo tempo a sparire ed essere sostituiti dall’elettronica. All’università USA di Standford funziona già una reflex, ad obiettivo a fuoco fisso e apertura fissa, in cui le funzioni di messa a fuoco e zoomata sono svolte da un sofisticato software che gestisce le informazioni di un particolare sensore. In pratica si mette a fuoco e si zooma dopo aver scattato, agendo sulle informazioni presenti nel file. Le novità più interessanti arriveranno dal software che gestisce le immagini raccolte dalla fotocamera.
Daniele – Cosa cerca un fotoamatore in una fotocamera oggi?
Edo – Bisognerebbe chiederlo al fotoamatore. Credo le stesse cose che chiedeva nell’epoca della foto analogica.
Daniele – Il digitale aiuta a fare foto migliori, o diverse da quando si scattava pensando a pellicola+fotolaboratorio?
Edo – Senz’altro migliori e con minore fatica.
Daniele – La tua fotocamera a pellicola preferita?
Edo – Bella domanda, per uno come me che le ha provate tutte. Imbarazzante, anche, per uno come me che non ha mai dato molta importanza alla macchina che aveva al collo, ed è sempre riuscito a vendere le foto che faceva. Per anni ho fotografato con Pentax LX e relative ottiche. Forse il matrimonio più lungo. Ma non dimenticherò mai la Praktica e le due ottiche stop down che usai per il mio primo reportage in Amazzonia nel 1968. Il motivo della scelta era il prezzo. Non ho mai venduto tanto un servizio come quello.
Daniele - E quella digitale?
Edo – Quella che uso adesso, Nikon D200.
Daniele - La coppia fotocamera + ottica che vorresti trovare al collo di un fotoamatore.
Edo – Quella che lui crede sia migliore. Se ne è convinto vedrà le sue foto migliori di tutte le altre. Al di là della battuta, che rispecchia la realtà, direi che una reflex SLR dotata di zoom 24-70, f/2.8 è l’attrezzatura con la quale si può scattare il l’80% delle immagini.
Daniele - Con il proliferare dei siti web, forum, blog dedicati alla fotografia e all’editing digitale si direbbe che non ci sia più niente da imparare e più nessun segreto di bottega… puoi darci una tua impressione su come vedi i siti web specializzati, ma anche quelli delle aziende produttrici?
Edo – Il web ci ha trasformati tutti da ascoltatori in parlatori. La maggior parte dei siti esiste per soddisfare le ambizioni di chi li pubblica. E’ difficile trovare qualcosa di interessante. Le cose valide le trovi spulciando i siti delle università e scremando alla grande quanto leggi nei blog. Non sai mai chi ci sta dietro. Una volta si diceva: l’ho letto nel giornale; poi si è passati al: l’ha detto la televisione; adesso si dice: l’ho trovato in Internet. Ma ci si dimentica che sia il giornalista che ha scritto l’articolo di giornale, sia quello che ha detto la notizia in TV, sia quello che l’ha messa in internet, possono essere degli sprovveduti, quando non dei cialtroni. Per questo mi fido di più dei siti dei giornali specializzati, delle riviste scientifiche, e anche dei siti dei produttori. Il resto lo prendo sempre con le molle. Controllare sempre una notizia con almeno tre fonti è un’abitudine che mi porto dietro da quando facevo la cronaca cittadina a Torino. E’ una buona abitudine.
Ciao Edo e grazie!
Alla prossima.
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[quote]Daniele – Chi sono i fotoamatori che rimangono legati alla pellicola e al chimico?
Edo – I presuntuosi, i timidi, i furbi.[/quote]
Mi permetto di aggiungere i romantici
Interessante questa intervista, opinioni condivisibili direi… tranne per il punto sopra.
Il punto è: ma esistono i fotoamatori romantici ?
Probabilmente ancora qualche nostalgico della pelle e del profumo degli ingranaggi
Daniele