Leica il mito

C’è chi lo possiede, c’è chi lo sogna, c’è chi lo sfiora…


 

breve storia di uno sfioramento…


Praga, 1991.

Il viaggio era pianificato da tempo ma all’ultimo momento i miei due compagni di viaggio mi lasciano solo, avevo già prenotato un appartamento tramite una amica Ceka che vive nello stesso condominio in cui abito io a Rimini, per non farle fare brutta figura presso l’agenzia (agenzia… tutto un dire, presidiata da un tipo che parlava spagnolo ed era convinto di parlare italiano) decido di partire da solo. Come compagna di viaggio la Zeiss Ikon Contina anno 1956/58 di mio padre, il Novar Anastigmat 45mm f/3,5 è semplicemente fantastico.
“Leica il mito per eccellenza, chi è appassionato di fotografia non può non aspirare ad averne almeno una. Tutto ebbe inizio nel lontano 1869 a Wetzlar in Germania, quando Ernst Leitz fondò la Leitz, partendo con una produzione di strumenti ottici di precisione di elevata fattura.”

Arrivato a Praga cammino da consumarmi le scarpe, in lungo e in largo, e mi imbatto il secondo giorno (guarda caso) in una bottega di materiale fotografico, un caos incredibile, una ferramenta di lenti e otturatori, odore di astucci in pelle o simil pelle vecchi e ammuffiti, l’odore e la vista di tutto quel ben di dio accatastato sugli scaffali mi coinvolge e mi entusiasma, se esiste un paradiso delle fotocamere si trova qui. il tipo dietro al banco mi squadra e si sfrega le mani. Leica pronuncio io sicuro di me. Leica pronuncia lui sicuro di se.
“Il mito inizia a prendere forma quando, nel 1911, un ingegnere della Zeiss si trasferisce in Leitz ideando la pellicola 24×36, quest’uomo è Oscar Barnack.”

Scoperte le carte inizia una trattativa interrotta solo da un paio di boccali di birra… (col senno di poi) pagati da lui con soldi miei. Bene. La trattativa procede e si focalizza su una Leica del 1937, una Leica IIIa, una favola. Sul prezzo ci scontriamo ma sempre entro i limiti della decenza, io parlo italiano e qualche parola in inglese lui ceko tedesco e spagnolo, ci intendiamo a gesti. Andale amigos.
“Dalla mente dell’ingegnere prese forma quella che fu il capostipite di tutte le fotocamere moderne, il prototipo Ur-Leica, una fotocamera 35mm con otturatore posizionato sul piano focale, obbiettivo 50mm e slitta porta accessori, il tutto contenuto in soli 350g di peso.”
Prezzo fissato, ci facciamo entrambi l’affare, lui pensando alla cifra che sgancio io, io pensando alla cifra che potrò realizzare al ritorno in Italia. Sembra ma non è finita. La trattativa continua su un oggetto apparentemente inutile e privo di valore. Il caricatore di pellicola, il famigerato caricatore di pellicola! Avrei realizzato di più con quell’oggetto che con la vendita della Leica stessa. Perchè il caricatore di pellicola? Se ve lo state chiedendo significa che non avete mai usato una Leica a telemetro… di una certa età. Peccato. Non me lo ha dato… il caricatore di pellicola. Il terzo giorno la Zeiss Ikon mi lascia solo (ripicca?)… ma allora è destino penso, nel frattempo avevo acquistato anche una Lomo LC Automat (che nome cazzuto); breve parentesi, la signorina bellina del negozio (in centro questa volta) ne ha scartate due, scartate nel senso di scartate dalle confezioni provate e scartate nel cestino, la terza sembrava funzionare, WOW che culo che ho. Provo a girare con la Lomo. Non mi convince e provo a lasciarla nella valigia.
“Nel 1925 la Leitz presentò alla fiera di Lipsia la prima Leica di serie: la Leica I. Il mito era nato. Ed oggi si rinnova con la presentazione al Photokina 2006 della Leica M8, la prima telemetro digitale introdotta sul mercato, un altro passo avanti, un altro mito?”
Giro con la Leica. Incomincio ad apprezzarla, mi seduce pian piano con le sue fredde curve di metallo, col suo “occhio” rientrante, con la sua forma ridicola e originale, il top che sembra un U-boot, lo scatto silenzioso felpato felino, fatico un attimo con la scala tempo-diaframma ma è questione di poco… la testa l’ho sbattuta a suo tempo con la Zeiss Ikon, il famigerato telemetro leica a sdoppiamento di fase, finalmente uso una meccanica come si deve e che, nonostante gli anni è ancora giovane e mi sento già fotoreporter in quel di Praga. Morale… tornato a casa non l’ho venduta. Ve la presento con piacere.
Leica IIIa del 1937

ottica Leitz Elmar 50mm f/3,5
intercambiabile con innesto a vite 39×1 e rientrante nel corpo macchina
otturatore da 20 a 1/1000 di sec. e posa T
mirino con regolazione diottrie
telemetro a sdoppiamento di fase incorporato
logo Leica D.R.P. “Ernst Leitz Wetzlar” sul top
formato 24×36


 

Usare queste macchine di una volta significa provare a far le stesse cose di chi ci ha preceduto, tenerle in mano significa appiccicarsi alla mani un odore indistinguibile un misto di ferro e pelle, il ferro della meccanica e la pelle del rivestimento, sensazioni che vanno ben oltre al piacere di possederla e di usarla.

 

Questa è acciaccata, aveva dei punti di ossido di un verde che sembrava muschio, l’ho pulita, oliata. L’ossido è sparito. Al terzo scaffale di “azzurra” ho predisposto un sopra mensola di velluto rosso e creato un ambiente favorevole per le mie “meccaniche”, giusto un Astro-Berlin 1000 f/6,3 non può entrarci… ma per problemi di costi perchè il trapano c’è l’ho.

 

Sono come le donne, non se ne abbiano a male le dirette interessate ma… è così. Si amano, una passione ardente, che ti parte dallo stomaco e sale sale fino al cuore e al cervello ma non si ferma lì no, scende… no non fino a lì, ma si ferma alle articolazioni proprio in cima al dito indice destro e… “CLIC”… il gioco è fatto.


Fotografie e testi di Gian Luca Silvagni, collezione privata.Fonti tecniche dal sito: http://art.supereva.it/sergio7858/leica.html

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11 thoughts on “Leica il mito

  1. Una cosa mi ha colpito: l’ottica retrattile, è ritornata in auge sulle compact digitali di oggi. Quando si dice i "corsi e riscorsi storici". E’ vero, la sensazione della pelle del rivestimento è unica. Ho provato a chiederlo anche a Prando (lo vedrete nell’intervista): credo che il fotografare con il tramite di molle e ingranaggi, anzichè elettronica e software cambi il modo stesso di pensare-vedere-comporre l’immagine. E’ solo un pensiero; in pratica non ci sono differenze, ma… Ancora complimenti per le immagini e per la collezione, e per aver tenuto la Leica! Daniele
  2. Qui si parla del mito Leica…. ma io vorrei parlare del Mito Gianluca che con i sui racconti ci regala dei momenti veramente particolari, descrivendo sensazioni e “immagini” capaci di prender vita dalle sue parole.
    Grazie Gianluca!

  3. Grazie a te Max che metti a disposizione questo spazio per condividere le nostre esperienze. Altri luoghi analoghi sul web non lo fanno oppure è un privilegio solo per pochi eletti.

  4. ciao a tutti
    Ho una maccina leica nr. 621978 che ha l’otturatore (credo di tela) che è tutto forato. Vorrei sapere se esiste qualcuno che la può riparare
    ringrazio eugenio

  5. ciao Eugenio,
    non saprei consigliarti ma da una ricerca su internet ho scoperto che Leica offre un servizio riparazioni molto efficente, si tratta di scoprire se ripara anche modelli datati ovvero se ancora ha parti di ricambio originali, prova qui: servizio.clienti@leica-italia.it

    Inoltre ti segnalo questo fotoriparatore di cui in passato mi sono servito per riparazioni reflex analogiche e compatte digitali: Bondi Giancarlo via C.Cattaneo, 24 – 48100 Ravenna (RA) Tel: 0544-39123.

    Ciao, a presto.
    gl

  6. ciao a tutti.
    Ho trovato nelle vecchie cose di famiglia
    una Leica n° di serie  477414 e siccome io non me ne intendo
    chiedevo se qualcuno mi puo’ dare informazioni sull’anno e sul valore .
    grazie Bruno
     

  7. ciao Bruno, dovrebbe trattarsi di una Leica IIIc del 1949, modello che copre il seguente range di seriali: 465001-480000. Per quanto riguarda il valore non saprei, non ho idea chi possa fare una quotazione.

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