L’Oro di Roma
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Non tutti sanno che la vera ricchezza della città è il travertino romano…
L’estrazione di questa pietra, conosciuta sin dai tempi dell’antica Roma, avviene in una precisa area geografica posta nelle immediate vicinanze della Città Eterna, compresa fra il fiume Aniene e il Tevere. Altre zone di produzione limitrofe si trovano anche a Viterbo, Orte, ma la qualità del travertino romano, noto come lapis tiburtinus, migliore è proprio quello che si trova nel sottosuolo tra i comuni limitrofi di Tivoli e Guidonia.Il travertino è una roccia sedimentaria calcarea, ma la differenza tra il deposito calcareo di tipo spugnoso e il banco di travertino è data sostanzialmente dalla conformazione geologica del terreno di formazione.
Il calcare è uno dei depositi più frequenti in natura, soprattutto nelle zone geologicamente più giovani, essendo prodotto dalla dissoluzione di depositi calcarei quaternari a contatto dell’acqua.Un’ambiente in cui la soluzione calcarea abbia avuto il tempo di ristagnare e sedimentarsi in un territorio pianeggiante, abbastanza vicina alla superficie da poter attraversare cicli di evaporazione e risommersione, poco disturbata da acque sorgive o correnti, è l’ambiente giusto per la formazione del travertino.
Il colore del travertino dipende dagli ossidi che ha incorporato (cosa che accade abbastanza facilmente, essendo di sua natura una pietra abbastanza porosa). La colorazione naturale varia dal bianco latte al noce, attraverso varie sfumature dal giallo al rosso. È frequente incontrarvi impronte fossili di animali e piante.
La qualità industriale del banco sedimentario dipende sostanzialmente dalla sua compattezza. In generale, comunque, il travertino è una pietra robusta e docile, utilizzabile dai pavimenti ai rivestimenti sia esterni che interni, e anche, in alcuni casi, per scultura.
La qualità estetica è ormai definita dagli architetti, essendosi molto raffinati, negli ultimi cinquant’anni, i metodi di lavorazione industriale, e moltiplicati i trattamenti possibili.Nella foto in basso la zona estrattiva vista dal satellite.

Nell’antica Roma sotto l’Imperatore Augusto il travertino romano fu elevato al rango di materiale “nobile”, e fece la sua comparsa nelle parti più importanti ed appariscenti del Teatro Marcello (13 a.C. - 11 a.C.), nella porta urbana sull’Esquilino, detta impropriamente “Arco di Galliano”, anche se nei templi veniva ancora usato il marmo. Dalla prima metà del I sec. a.C. il travertino fu usato anche per realizzare lavori in cui in passato si utilizzava il marmo. Si capì che una colonna in travertino non avrebbe mai potuto avvicinarsi alla perfezione nelle scanalature di una marmorea, poiché il travertino è bucherellato e quasi spugnoso. Quindi occorreva fermarsi ad uno stato di lavorazione meno “completo” per puntare sull’effetto complessivo e meno sui particolari.
Il diffondersi di un nuovo gusto per un’architettura basata su elementi lavorati fino a stadi “pre-finali” si sviluppò soprattutto nella costruzione di opere realizzate tra l’età di Tiberio e quella di Nerone (sotto la dinastia Giulia-Claudia), in cui si ebbe l’esaltazione del “rustico” e del ” non finito”. La massima applicazione del lapis tiburtinus (Travertino Romano) fu la realizzazione dell’Anfiteatro Flavio, meglio noto come il Colosseo, edificio che rappresenta il “top” dell’architettura romana, dove forme e materiali esprimono chiaramente i caratteri dello Stato romano, che si ritrovano nei palazzi palatini, nella villa dell’Imperatore Adriano, e nelle Terme.
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