NFL AT WEMBLEY: Bears – Buccaneers 24-18

Appassionato da sempre di footbal americano (ed anche ex giocatore!) ho contagiato Riccardo e così siamo partiti per Londra per assistere alla partita che gli americani giocano una volta all’anno a Wembley tra i Chicago Bears e i Tampa Bay Bucs.

Se c’è una cosa che sanno fare bene gli americani è lo spettacolo sportivo, riescono a trasformare una partita normalissima in evento, dura tutto il weekend e 4 ore prima della partita ci si trova all’esterno per mangiare, bere, giocare. C’è tutto il campionario umano tipico americano: bianchi, neri, obesi, superobesi, belle ragazze! Quasi tutti indossano la maglia della propria squadra, ovviamente senza tensione.

I rappresentanti dell’esercito portano due striscioni al pubblico e passando di mano in mano, fanno tutto il giro dello stadio.

Agli inni nazionali, tutti scattano in piedi e si capisce che gli inglesi presenti sono tanti!

I giocatori iniziano a scaldarsi e la cosa che mi sorprende di più è che dal vivo ti rendi conto di come vadano veloci pur pesando 120-130 kg.

 I tempi morti durante il gioco vengono sfruttati dalle TV per gli spot e in campo vengono riempiti dalle cheerleaders.

 La partita è stata abbastanza bella, in questa azione il difensore è in maglia bianca e deve impedire che il ricevitore prenda la palla lanciata dal QB.

L’azione parte, i difensori sono alla caccia del QB e la linea di attacco cerca di impedirlo.

Per capire il livello degli atleti il n° 90, Julius Pepper è alto m 2,04 e pesa 130 kg e corre le 40 yards (circa 40 metri) i 4,5 secondi.

Questa è New York

Dopo un viaggio abbastanza lungo, 9 ore e ½, siamo finalmente arrivati a New York. Il tempo è sereno ma freddissimo -10 c°, facciamo la fila intirizziti dal freddo per andare a vedere la statua della libertà che non avevamo visto nella nostra precedente visita.


Riprendiamo il traghetto che ci porta a Ellis Isle e al suo interessante museo. Come non pensare alle migliaia di persone transitate da qui, dopo aver lasciato genitori, figli, affetti, usi e costumi della loro terra di origine. Dopo 40 giorni di attesa in queste stanze e innumerevoli controlli avranno finalmente ottenuto il lasciapassare per l’ AMERICA.


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Una passeggiata a piedi sul Ponte di Brooklin e la vista è davvero magnifica…..
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Qui siamo vicino a Little Italy che di italiano ha solo le insegne dei ristoranti e il tricolore dipinto sui parchimetri. Ci spiegano che le scarpe a cavalcioni dei lampioni sono a ricordo dei giovani morti negli scontri con la polizia…
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I grattacieli fra il fumo della metropolitana che fuoriesce dai tombini ci ricorda l’attentato alle Torri Gemelle e così andiamo al World Trade Center, ora un immenso cantiere…..
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e così andiamo al World Trade Center, ora un immenso cantiere ed al suo piccolo ma commovente museo……
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Infine andiamo a Central Park dove tutti passeggiano, portano fuori il cane e soprattutto corrono, corrono, anche con baby al seguito. Sulle panchine donate dalla gente comune questa targhetta mi ha commosso….
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La zia d’ America

Zia Anterina


Come avevo detto in un articolo precedente, questa settimana è dedicata alle Donne e questa foto continua il filone delle “Ragazze d’altri tempi”.

La zia d’america

Anterina Fioravanti è nata a Colli di Barete (AQ) nel 1910, seconda di 4 figli. NEL 1929, inseguendo il “sogno americano”,  seguì un giovanotto, Emidio, che era già emigrato negli Stati Uniti, tornato in Italia per cercare una moglie della sua Terra. Solo dopo 5 giorni dalla sua richiesta  fu sposa e messo il suo corredo in un baule parti per il suo primo viaggio, una vera e propria avventura.
A Napoli si imbarcò per l’America con la promessa di tornare presto. Un viaggio di un mese e mezzo…. ma arrivò negli Stati Uniti nel periodo della grande depressione. Emidio perse il lavoro e da Seattle si trasferirono a Philadelphia in mezzo a tante difficoltà. La possibilità di tornare presto in Italia venne meno e solo nel 1969, dopo 40 anni potè rivedere le sue terre abruzzesi. Trovò un’Italia trasformata con una famiglia numerosa che l’aspettava. Ripartì dopo tre soli mesi.

Lontana dalla sua terra di origine sopporto la morte di due figli… la prima Rosa nel 1953 e Giulio, il più grande, nel 1998.
Anterina ci ha lasciato nell’ottobre del 2003 nella lontana Philadelphia.